16 Gennaio 2018

Nella prima settimana dell’anno, 33 pazienti con ferite da esplosione, di cui 13 minori, sono stati curati dalle nostre equipe nella città di Raqqa, in Siria. Le persone sono rimaste ferite mentre rientravano alle loro case in città, dove bombe inesplose e ordigni esplosivi improvvisati (IED) sono disseminati ovunque.  

Siamo estremamente preoccupati per la limitata attività di sminamento nella regione, dovuta principalmente alla carenza di attrezzature e personale specializzato. Dal 17 ottobre del 2017, quando il conflitto a Raqqa si è placato, le nostre equipe hanno assistito 271 persone con lesioni da esplosione, di cui 64 erano già morte o in fin di vita al loro arrivo in ospedale.

“Nei due mesi trascorsi in Siria non ho assistito solo vittime dirette del conflitto”, dichiara Simone Del Curto, anestesista di MSF rientrato dall’ospedale di Tal Abyad, che riceve pazienti da Raqqa. “In ospedale arrivavano tante persone che saltavano sulle mine o si imbattevano in trappole esplosive dopo essere rientrate nelle loro case. Ricordo di aver curato pazienti colpiti da bombe nascoste in un peluche, un televisore e perfino in una zuccheriera. In Siria, anche un momento conviviale come prendere un tè con la famiglia può trasformarsi in una tragedia.

Sono già migliaia i siriani rientrati a Raqqa dopo la fine dei combattimenti pesanti, ma si stima che questo numero aumenterà sensibilmente. Gli ordigni inesplosi e improvvisati restano una delle principali minacce per la popolazione. Se non aumenteranno le attività di sminamento ci saranno ancora molte vittime di esplosioni, anche fra i bambini, nei prossimi mesi.

Gli abitanti di Raqqa vogliono poter tornare in sicurezza nelle loro case, al lavoro e nei campi. MSF chiede con forza a tutte le parti in conflitto e ai loro alleati, così come alle organizzazioni per lo sminamento e alla comunità dei donatori, di aumentare le operazioni di sminamento nelle case e nei villaggi e di aumentare le attività di educazione al rischio mine, per proteggere le persone da queste drammatiche ma evitabili morti e lesioni.

Nel 2017 abbiamo lanciato il rapporto “Set to explode” (Pronto a esplodere) che raccoglie le testimonianze di medici e pazienti del nord della Siria, mutilati da mine e ordigni inesplosi nelle strade, nei campi o all’interno delle loro case.

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