10 Ottobre 2017

Eventi traumatizzanti - come essere vittime o testimoni di atti di violenza, la perdita dei propri cari o la distruzione di mezzi di sussistenza - influenzano il benessere mentale di una persona. MSF fornisce sostegno psicosociale alle vittime di traumi nel tentativo di ridurre la probabilità di problemi psicologici a lungo termine. Nel 2016, le équipe di MSF hanno svolto più di 282.000 sedute di salute mentale sia individuali sia di gruppo.

Salute mentale a Mweso

Dal 2009, MSF porta avanti un progetto di salute mentale a Mweso, una piccola città della Repubblica Democratica del Congo, aiutando la comunità locale e gli sfollati a causa del conflitto.

La regione del Nord Kivu, al confine con il Ruanda e l’Uganda, vive in un clima di continui disordini da metà degli anni ’90, quando è avvenuto il genocidio ruandese. In Repubblica Democratica del Congo, il secondo Paese più grande del continente africano, MSF concentra gran parte delle sue operazioni e dei suoi aiuti. È un paese fragile e in conflitto.

Sifa Clementine supervisiona i progetti di salute mentale di MSF a Mweso e con il suo team entra in contatto con la comunità usando l’empatia, creando un ambiente sicuro dove poter agire sui traumi che queste persone hanno vissuto.

Provenendo dalle stesse comunità dei pazienti, l’équipe di Mweso conosce e capisce bene i tabù sociali sulla salute mentale così come gli eventi traumatici che le persone sono costrette a subire quotidianamente. Conflitti, rapine armate, violenze domestiche e sessuali sono solo alcuni dei problemi della popolazione del Nord Kivu.

L’équipe di MSF a Mweso porta avanti attività di supporto psicologico e consulenze terapeutiche per problemi legati a traumi o violenze sessuali, offre primo soccorso psicologico, consulenze individuali e gestisce gruppi di supporto per persone affette da HIV, tubercolosi e diabete.

“Non tutti accettano l’idea che si possano curare le persone con le parole. Ma come dico sempre, non si può parlare di salute senza salute mentale”, spiega Sifa. 

I volti e le storie dei pazienti a Mweso

Maman Baheni è fuggita dal proprio villaggio a causa del conflitto e ora vive fuori dalla scuola di Mweso. “Quando cantiamo e balliamo insieme mi sento sollevata e non penso ai problemi. Siamo davvero contenti che MSF sia qui a darci supporto, ci sentiamo finalmente considerati”.

Sifa Banzira Clementine, supervisore MSF per i progetti di salute mentale, durante una performance di teatro e danza fuori dalla scuola di Mweso, un’area che è diventata un campo sfollati. Insieme a lei un gruppo di donne sfollate. “Le discussioni di gruppo sono molto importanti perché le persone possono condividere le proprie esperienze e trovare insieme delle soluzioni. Sono felice quando dopo una discussione, una donna torna a sorridere, ballare e cantare di nuovo”. 

Rachel, 47 anni, quando è arrivata all’ospedale di Mweso aveva bisogno di cure mediche e supporto mentale.  “Nel mio villaggio, Magera, mi hanno picchiata. Dei banditi mi hanno aggredita e mi hanno rubato tutto. Mi hanno legato le braccia e picchiata con forza. Sono trascorsi due mesi da quando sono arrivata a Mweso. Prima avevo paura anche solo di uscire, ero traumatizzata. Qui mi hanno aiutata e la paura è diminuita di giorno in giorno. Sono stata fortunata e ora il mio cuore è più leggero”. 

Fabien Banjanga ha 24 anni ed è un paziente psichiatrico.

“Il mio villaggio si trova a pochi chilometri da Mweso. Dopo alcuni anni sto ancora seguendo la terapia. Spesso le persone non mi considerano normale e questo mi fa molto arrabbiare. Sono come qualsiasi altra persona”. 

Sifa, 43 anni, vive nel campo di Ibuga.

“Lavoravo nei campi quando sono stata violentata. Adesso vivo nella paura e non ho speranza per il futuro, perché niente sembra cambiare”.

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