La situazione in Uganda è estremamente allarmante. Oltre a centri per il trattamento del colera, stiamo aumentando la nostra risposta il più rapidamente possibile. È davvero urgente intraprendere una campagna di vaccinazione nei prossimi giorni.

Ahmad MahatCoordinatore dell'emergenza
7 Marzo 2018

Case bruciate, morti e decine di migliaia di persone in fuga. Sono le conseguenze degli scontri tra diverse comunità, iniziati nel dicembre 2017 e cresciuti di intensità nel mese di febbraio, intorno all’area di Djugu, nella provincia di Ituri, nel nord est della Repubblica Democratica del Congo. Per fuggire dai combattimenti, più di 42.000 hanno cercato rifugio in Uganda, attraversando il lago Albert a bordo di canoe e piccoli pescherecci sovraffollati e instabili. Un viaggio pericoloso che ha portato all’annegamento di alcune persone.

Stiamo lavorando su entrambe le sponde del lago, offrendo assistenza medico-umanitaria a chi ne ha bisogno. "Chi arriva in Uganda ci racconta di essere stato attaccato di notte, alcuni hanno profondi tagli e ferite. Molti arrivano traumatizzati ed esausti, con bambini malati. Chi utilizza piccole canoe a volte ha dovuto pagaiare per quasi tre giorni per raggiungere un posto sicuro”, spiega Ahmad Mahat, coordinatore dell'emergenza in Uganda per MSF.

A metà febbraio erano quasi 3.000 i rifugiati congolesi che arrivavano in Uganda ogni giorno. Oggi il numero si è ridotto, arrivando a qualche centinaia, per via delle cattive condizioni climatiche e del costo elevato della traversata. Nonostante questo calo, il centro di accoglienza di Kagoma e il campo di Marutatu non riescono più a far fronte all'afflusso di rifugiati. I nuovi arrivati, già resi vulnerabili dalla fuga e la violenza subita, dormono all'aperto, esposti alle forti piogge di questa stagione, con un accesso inadeguato all'acqua e al cibo, in condizioni igieniche spaventose. Inoltre, il 23 febbraio, le autorità sanitarie ugandesi hanno confermato lo scoppio di un'epidemia di colera e ad oggi si contano già 1.000 casi gravi e oltre 30 morti.

“La situazione in Uganda è estremamente allarmante”, prosegue Mahat. “Oltre a centri per il trattamento del colera, stiamo aumentando la nostra risposta il più rapidamente possibile, attraverso la creazione di un impianto di trattamento delle acque reflue, punti di reidratazione orale e ulteriori latrine. Stiamo anche effettuando attività di sorveglianza epidemiologica ma per controllare questo micidiale focolaio e proteggere le persone più a rischio, è davvero urgente intraprendere una campagna di vaccinazione contro il colera nei prossimi giorni.

Dopo aver discusso con i partner internazionali, uno stock di vaccini è stato reso disponibile per questa campagna di emergenza e MSF è pronta ad assistere il Ministero della Salute non appena verrà dato il via libera”.

A Sebagoro abbiamo già messo in piedi un’unità di trattamento per il colera con 50 posti letto nel centro di salute della città. A Kagoma, le nostre équipe hanno vaccinato 5.263 bambini contro la polio e il morbillo mentre 2.160 donne in età fertile sono state vaccinate contro il tetano. Abbiamo inoltre aperto un ambulatorio aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dove oltre 2.000 pazienti sono stati curati dalla metà di febbraio. La clinica offre anche assistenza prenatale e supporto alle vittime di violenza sessuale.

 

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